Economia · 16 Ottobre 2026
Crypto, aumenta il rischio di un crollo: oltre 100 miliardi di dollari nei future
Il mercato delle criptovalute ha recuperato terreno nel terzo trimestre del 2026, ma la crescita delle posizioni a leva è stata molto più rapida di quella degli scambi spot. L’open interest sui principali future perpetual ha superato 100 miliardi di dollari, mentre i volumi spot sugli exchange centralizzati sono scesi del 14,2%. Una combinazione che aumenta il rischio di liquidazioni a catena in caso di bruschi movimenti dei prezzi.
Perché aumenta il rischio di un crollo delle crypto
Il rischio crollo crypto torna al centro dell’attenzione dopo gli ultimi dati pubblicati da CoinGecko.
Nel terzo trimestre del 2026 la capitalizzazione complessiva del mercato è aumentata del 39,6%, passando da circa 2.100 a quasi 3.000 miliardi di dollari.
Il rialzo dei prezzi, però, non è stato accompagnato da una crescita equivalente degli scambi tradizionali.
Il volume spot sui principali exchange centralizzati è diminuito del 14,2% rispetto al trimestre precedente, fermandosi a 1.650 miliardi di dollari.
Nello stesso periodo è successo l’opposto sul mercato dei derivati. L’open interest sui dieci principali exchange di future perpetual è aumentato del 40,6%, superando i 100 miliardi di dollari a fine settembre.
L’open interest misura il valore delle posizioni ancora aperte. Quando cresce rapidamente significa che una quantità maggiore di capitale resta esposta ai movimenti del mercato attraverso contratti derivati, spesso utilizzati con leva finanziaria.
Perché la leva può amplificare le perdite
La leva permette a un investitore di controllare una posizione superiore al capitale effettivamente depositato. Può quindi aumentare i guadagni, ma produce lo stesso effetto sulle perdite.
Se il prezzo si muove troppo contro una posizione, l’exchange può chiuderla automaticamente. Queste liquidazioni forzate possono generare ulteriori vendite e accelerare un movimento già in corso.
I dati di CoinGlass mostrano quanto questo meccanismo sia già presente nel mercato. Nel primo semestre del 2026 le liquidazioni sui derivati crypto hanno raggiunto complessivamente 73,35 miliardi di dollari.
Di questi, 45,63 miliardi, pari al 62,2%, hanno riguardato posizioni long, cioè scommesse su un aumento dei prezzi.
Il 31 gennaio, nella giornata peggiore del semestre, sono state liquidate posizioni per 2,59 miliardi di dollari.
Più prezzi, meno scambi spot
Il dato che rende particolare l’attuale situazione è la distanza tra l’andamento dei prezzi e quello dell’attività spot.
Secondo CoinGecko, nel terzo trimestre la capitalizzazione del mercato crypto è cresciuta di 840 miliardi di dollari,
mentre il volume medio giornaliero è diminuito dell’8,6%.
Ethereum offre uno degli esempi più chiari.
ETH è salito del 71% nel trimestre, fino a 2.684 dollari, anche grazie a 3,1 miliardi di dollari di afflussi netti negli ETF spot statunitensi.
Nello stesso periodo, però, il suo volume medio giornaliero di trading è diminuito.
Anche BeInCrypto mette l’accento su questa divergenza: i prezzi sono cresciuti mentre una quota crescente dell’attività si è spostata verso strumenti a leva.
Un crollo non è però automatico
Il superamento dei 100 miliardi di dollari di open interest non significa che il mercato debba necessariamente crollare.
Un aumento delle posizioni aperte può verificarsi anche durante una fase di mercato solida e può includere sia posizioni rialziste sia ribassiste.
Conta soprattutto cosa succede quando aumenta la volatilità e quanto è liquido il mercato nel momento in cui molte posizioni devono essere chiuse contemporaneamente.
I dati di Glassnode mostrano che già a settembre la leva sui future Bitcoin si trovava su livelli elevati. Allo stesso tempo, l’open interest sulle opzioni era vicino a 41 miliardi di dollari.
La stessa Glassnode ha però rilevato che, almeno su parte del mercato delle altcoin, il recente rialzo non era sostenuto da un aumento altrettanto forte della leva.
Questo riduce il rischio di una liquidazione generalizzata rispetto alle fasi più speculative osservate in passato.
Il dato da seguire adesso è quindi il rapporto tra open interest, volumi spot e volatilità.
Se le posizioni a leva continuassero ad aumentare mentre la liquidità disponibile sul mercato restasse debole,
un movimento improvviso dei prezzi potrebbe produrre liquidazioni più rapide e amplificare le perdite.

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