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Economia · 8 Novembre 2025

Tirocinio non retribuito in Italia: il Parlamento europeo chiede un cambio di rotta

Il tirocinio non retribuito in Italia è ancora una pratica comune. Migliaia di giovani lavorano ogni anno senza ricevere un euro. L’8 ottobre 2025 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione con 574 voti favorevoli, 77 contrari e 43 astenuti. Il suo…

A cura di Economiain10secondi 10:55
Giovane uomo sorpreso e frustrato rappresenta il tema del tirocinio non retribuito in Italia, simbolo dello sfruttamento dei giovani lavorator
Il volto della frustrazione di una generazione costretta a lavorare gratis. In Italia migliaia di giovani affrontano ogni anno tirocini senza retribuzione.

Il tirocinio non retribuito in Italia è ancora una pratica comune. Migliaia di giovani lavorano ogni anno senza ricevere un euro. L’8 ottobre 2025 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione con 574 voti favorevoli, 77 contrari e 43 astenuti. Il suo obiettivo è chiaro: garantire una retribuzione minima e condizioni di lavoro dignitose per stagisti e apprendisti.

Nonostante ciò, la decisione non è vincolante. Ogni Stato potrà scegliere se applicarla o meno. Ma il messaggio politico è forte. Come ha dichiarato David Sassoli, «non possiamo più permettere che i giovani vengano sfruttati così».

Un’esperienza formativa che spesso diventa sfruttamento

Lo stage dovrebbe essere un modo per imparare. Invece, in molti casi diventa lavoro gratuito. In Italia quasi la metà dei tirocinanti non riceve alcun compenso. E solo una piccola parte viene poi assunta. Secondo le ultime stime, meno del 35% dei giovani ottiene un contratto dopo il tirocinio.

Questo sistema crea frustrazione. I ragazzi lavorano otto ore al giorno, senza stipendio né tutele. Il risultato è che molti abbandonano o cercano opportunità all’estero.

Regole diverse, diritti diversi

Ogni regione italiana ha norme proprie. Nei tirocini extracurriculari è previsto un rimborso spese minimo, ma cambia da zona a zona. Si va da circa 300 euro in Sicilia fino a 800 euro nel Lazio. Nei tirocini curriculari, invece, il pagamento non è obbligatorio. Molti studenti lavorano gratis per ottenere crediti formativi.

Durante la pandemia la situazione è peggiorata. Molti stage sono stati sospesi o svolti da remoto, riducendo ancora di più le possibilità di inserimento lavorativo.

La Generazione Z non ci sta

I giovani di oggi non accettano più di lavorare gratis. Vogliono essere pagati per il loro tempo e il loro impegno. Cercano equilibrio tra vita e lavoro, non solo “esperienza”.

In altri Paesi europei le cose stanno cambiando. In Portogallo, ad esempio, gli studenti non pagano tasse universitarie per il primo anno di lavoro. È un modo concreto per sostenere i giovani e fermare la fuga dei cervelli. In Italia, invece, le opportunità restano poche e mal pagate.

Un sistema da rifondare

La risoluzione del Parlamento europeo è un segnale importante. Ma servono azioni concrete. Occorrono leggi chiare e controlli severi per impedire che il tirocinio diventi una forma di sfruttamento. Un’esperienza formativa deve prevedere sempre una retribuzione, anche minima. Perché la dignità del lavoro non è un premio, ma un diritto.

Il cambiamento parte da qui: riconoscere che il tirocinio non retribuito in Italia non è più accettabile. Serve un modello che dia valore alle competenze, premi l’impegno e offra reali possibilità di crescita.

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